Saman Abbas (web)
Si è chiuso in queste ore il lungo processo per l’omicidio di Saman Abbas che vedeva nel ruolo di imputati i suoi genitori – Shabbar Abbas e Nazia Shaheen -, i cugini – Ijaz Ikram e Noman Ul Haq – e lo zio Danish Hasnain, tutti accusati a vario titolo di aver preso parte al complesso e articolato piano per uccidere la 18enne: il caso in sé risale al 2021 e il percorso per la giustizia è stato reso complicato dalla fuga in Pakistan dei genitori della vittima, poi estradati dopo una lunga battaglia diplomatica.
Facendo un passo indietro, si ricorderà che Saman Abbas fu uccisa – appunto – nel 2021 a Novellara: la 18enne, infatti, fu attirata in una vera e propria trappola nei campi vicini all’abitazione della famiglia, dove fu aggredita e occultata in una buca scavata appositamente per lei; tanto che ci volle ben un anno e mezzo per ritrovare il corpo, solamente grazie alla confessione da parte dello zio, fuggito – nel frattempo – a Parigi.
Il percorso della giustizia – per quanto lungo – è stato relativamente lineare, con i genitori di Saman Abbas che fin dal primo grado furono condannati all’ergastolo, con la sentenza confermata anche dalla Cassazione proprio in queste ore; mentre allo zio della 18enne è stata inflitta una condanna a 22 anni di reclusione e i cugini, dopo l’assoluzione in Appello, sono stati nuovamente – esattamente come in primo grado – condannati anche loro all’ergastolo dalla Cassazione.
