Da sin.: Marco Rubio, Donald Trump, Pete Hegseth alla Casa Bianca (Ansa)
Nei principali teatri di tensione globale emerge un nodo centrale: il rapporto tra potere statale, diritto internazionale e instabilità interna. Nelle ultime ore il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato in un’intervista di non “aver bisogno del diritto internazionale” perché, secondo lui, la sua morale personale è sufficiente a guidare le decisioni di politica estera, suscitando reazioni critiche da parte di governi e giuristi che vedono in questa posizione una erosione delle norme multilaterali che regolano l’uso della forza tra Stati.
Nel caso Venezuela, Washington ha lanciato un’operazione militare per catturare il presidente Nicolás Maduro, giustificata da Trump come lotta al narcotraffico e motivo di “sicurezza nazionale”, ma vista da molti (compresi membri delle Nazioni Unite e analisti internazionali) come violazione della sovranità e delle regole della Carta dell’ONU, aggravata dall’assenza di un mandato del Consiglio di Sicurezza e dal rifiuto di considerare il diritto internazionale come limite vincolante.
Intanto, in Iran si registrano proteste di massa contro il regime, estese in più città e in parte sfociate in scontri con le forze di sicurezza. Il governo ha imposto un blackout di internet e dei cellulari per frenare la diffusione delle manifestazioni, invece la Guida Suprema Ali Khamenei ha attaccato Trump definendolo “arrogante” dopo che il presidente Usa aveva suggerito la possibilità di interventi esterni se il regime dovesse reprimere le proteste in modo violento.
