Il premier di Israele Benjamin Netanyahu (c) mentre parla con il ministro Bezalel Smotrich (Ansa)
La profonda divisione interna tra laici e ortodossi in Israele rischia di riaccendersi con esiti destabilizzanti secondo il giornalista Filippo Landi, esperto di Medio Oriente. In un’intervista a IlSussidiario.net, spiega in riferimento alle proteste degli Haredi, che rifiutano l’obbligo di leva per gli studenti della Torah e contestano le politiche del governo, che è emerso uno scontro tra una visione più laica dello Stato e una corrente confessionale che ha guadagnato influenza politica grazie alla vicinanza al premier Benjamin Netanyahu.
In questo quadro, spiega Landi, l’ipotesi di una nuova guerra contro l’Iran – evocata spesso nel dibattito – potrebbe servire politicamente a distrarre l’opinione pubblica dalle tensioni interne e coagulare consenso attorno all’esecutivo israeliano, mettendo al centro un nemico esterno.
Queste divisioni riflettono contrasti profondi, per cui lo scenario di una guerra con Teheran – pur restando solo un’ipotesi – si inscrive nel più ampio scontro tra visioni politiche e nella difficoltà della leadership di offrire un progetto unitario; la presenza di alleati religiosi nel governo Netanyahu, tra partiti e leader che sostengono posizioni più tradizionaliste, contribuisce ad accentuare le divergenze con settori laici, in un clima segnato da insoddisfazione sociale e contestazione politica.
