Jerome Powell, Presidente della Federal Reserve (Ansa)
Non è stato certamente un fulmine a ciel sereno l’annuncio dell’avvio di un’indagine formale da parte del Dipartimento di Giustizia nei confronti del governatore della FED – da oltre un anno al centro del mirino del presidente USA Donald Trump – Jerome Powell: l’accusa sembra essere legata a un suo progetto federale da 25 miliardi di dollari; ma secondo lo stesso Powell, la realtà dietro all’inchiesta va ricercata proprio nell’ormai conclamata inimicizia con il tycoon, accusandolo – sul modello di Maduro, ma senza esercito – di volerlo deporre per i suoi comodi politici.
Stando all’indagine ufficiale, il Dipartimento di Giustizia statunitense ritiene che possano esserci alcuni illeciti in quel progetto di Powell da 25 miliardi, destinati alla ristrutturazione dell’attuale sede della Banca Centrale USA: dal conto suo, ovviamente, il governatore ha risposto duramente all’accusa, definendola “un’intimidazione” da parte di Trump e un “pretesto” utile per arrivare alla “rimozione degli ostacoli” che si frappongono sul suo progetto di dettare in modo totale la “condotta dell’ente finanziario”.
Secondo Powell, insomma, lo scopo di Trump sarebbe quello di rimuoverlo forzatamente dalla guida della FED, dando seguito a quel proposito che avanzò già lo scorso novembre quando – in seguito al rifiuto del governatore di abbassare i tassi d’interesse – promise di trovare al più presto un sostituto, più incline a rispettare le indicazioni della Casa Bianca; mentre dal conto suo Trump si è detto totalmente estraneo ai dettagli sull’inchiesta nei confronti di Powell.
