Donald Trump e Xi Jinping, vertice Usa-Cina in Corea del Sud (ANSA-EPA 2025)
In un dialogo con ilSussidiario.net il prorettore del Polo territoriale cinese del Politecnico di Milano Giuliano Noci ha riflettuto sul clima sempre più conflittuale tra Cina e USA, con il presidente Trump che sembra intenzionato a mettere in campo una strategia progressivamente sempre più feroce e violenta, fatta di azioni eclatanti – e spesso inutili – e l’omologo Xi Jinping che, invece, si muove più silenziosamente, sfruttando quei vuoti che il tycoon lascia sulla sua strada.
Non è una caso – spiega Giuliano Noci – se Trump insista proprio sui paesi che ritiene essere importati per la Cina, tra il Venezuela, la Nigeria e l’Iran dai quali Pechino acquista buona parte del suo petrolio, minacciando anche dazi a tutti coloro che intendono commerciare con i regimi avversari: l’idea di Trump è quella di chiudere i rubinetti del greggio che finisce nelle tasche di Pechino, garantendosi un paio di carte in mano per poter vincere nella partita sulle terre rare che sta sonoramente perdendo.
D’altra parte, la Cina gioca una partita più lenta e calcolata, avviata formalmente con il documento strategico sullo sviluppo delle partnership in America Latina e nei Caraibi, esteso poi – in forme leggermente diverse – anche alla Corea del Sud; mentre in Giappone, Xi Jinping ha interrotto le forniture di terre rare con il chiaro obbiettivo di avvicinare Tokyo a Pechino, sottraendo un alleato asiatico fondamentale degli USA.
In tutto questo, però, Noci chiarisce anche che la strategia degli USA si sta già dimostrando ben più fallace rispetto a quella della Cina: la partita al “più forte”, infatti, sta allontanando da Trump alcuni dei suoi alleati storici più importanti, rischiando un completo isolamento del quale potrebbe approfittare Pechino per siglare nuove alleanze; mentre ben più saggio sarebbe giocare la partita opposta, isolando la Cina dal mondo esterno per mandare in crisi la sua economia.
