Un soldato in Nigeria (Foto: ANSA-EPA/EMMANUEL ADEGBOYE)
Una strage silenziosa di cristiani è in corso nella “Middle Belt” della Nigeria, area centrale del paese dove da anni è in corso un violento conflitto tra pastori di etnia Fulani e popolazioni locali, in larga parte cristiane. Negli ultimi dieci anni i pastori Fulani avrebbero ucciso oltre 40mila persone, soprattutto cristiani, in una spirale di violenza che è progressivamente degenerata senza ricevere l’attenzione della comunità internazionale.
La “middle belt” è storicamente una zona di scontro tra gruppi pastorali e agricoltori, ma il cambiamento climatico e la riduzione delle terre fertili hanno spinto i pastori verso nuove aree, aumentando la competizione e gli scontri con le comunità agricole locali, aggravando una situazione già fragile.
Nel mirino finiscono anche le strategie governative: durante il mandato dell’ex presidente Muhammadu Buhari, pur essendo stato proclamato un divieto generale di possesso di armi, questo divieto non è stato applicato ai Fulani, consentendo loro di armarsi e di rafforzare il proprio controllo militare rispetto ai civili disarmati. Tra gli stati più colpiti vi è Benue, dove decine di migliaia di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case e oltre 500mila sono sfollate internamente a causa della violenza. Ma gli attacchi con centinaia di vittime come quello nel villaggio di Yelwata sono solo una parte di una campagna di violenze che si protrae da anni e che sembra ignorata dai media e dai governi esteri.
