Caos in Yemen diviso in fazioni (ANSA-EPA 2025)
È un vero e proprio scontro armato quello che è scoppiato negli ultimi giorni in Yemen – già al centro di una decennale guerra civile – tra le forze dell’Arabia Saudita e quelle degli Emirati Arabi Uniti che nell’area hanno vasti interessi che vanno ben oltre l’apparenza di garantire una sicurezza geopolitica al paese vittima di un’instabilità che sembra difficile da risolvere: proprio in Yemen, infatti, si combatte fin dal 2014 tra il governo regolare (sostenuto dalla comunità internazionale) e i ribelli separatisti del Sud che vogliono conquistare il potere o – quanto meno – creare due distinte entità politiche.
Da tempo sia l’Arabia Saudita che gli Emirati Arabi erano intervenuti nello scenario dello Yemen per cercare di riportare l’ordine: i primi, infatti, si erano schierati (e lo restano tutt’ora) con il governo regolare; mentre i secondi aveva deciso di appoggiare le forze separatiste del Consiglio di transizione del Sud e – com’è facile immaginare – questa differenza di vedute si è presto trasformata in un vero e proprio problema per la regione mediorientale araba.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, però, è stata la decisione di Riyad di bombardare alcune navi emiratine cariche di armi ormeggiate in un porto del Sud dello Yemen: subito dopo – anche grazie all’insistenza da parte dell’Arabia Saudita – gli Emirati hanno deciso di ritirarsi dallo scenario yemenita; ma la realtà sembra essere ben diversa perché nel frattempo le forze separatiste sono state largamente ridimensionate e c’è chi crede che Abu Dhabi non resterà con le mani in mano.
