Board of Peace, la firma a Davos con Trump e i leader internazionali (ANSA-EPA 2026)
Nonostante l’iniziale (che, ovviamente, continua a essere tale) gratitudine da parte della premier Giorgia Meloni per l’invito di Trump a far parte del Board of Peace per Gaza, alla fine l’Italia ha deciso di non siglare la sua adesione durante il meeting di ieri in seno al Forum di Davos: una decisione che inizialmente ha lasciato perplessi numerosi osservatori e commentatori, ma che poi è stata motivata dalla stessa premier Meloni in occasione del suo intervento serale nello studio di Porta a Porta; spiegando perché l’Italia – per ora – non farà parte del Board of Peace.
La ragione – ha spiegato la premier – sarebbe legata a ragioni costituzionali dato che la nostra Carta fondamentale prevede all’articolo 11 che l’Italia possa far parte di una qualsiasi alleanza internazionale per la pace solamente nel caso in cui vi siano “condizioni di parità tra gli Stati“: un nodo importante da sciogliere prima della firma e che ha trovato anche in accordo il Capo di Stato Sergio Mattarella.
Non sarebbe, insomma, stato quest’ultimo a sollevare perplessità sull’adesione italiana al Board of Peace – nonostante le ricostruzioni giornalistiche che ipotizzavano il contrario -, né si tratterebbe di un problema dettato dalla presenza della Russia, ma solamente un mera questione legale: proprio per questo Meloni si è detta disponibile per un incontro al più presto con Trump al fine di discutere – faccia a faccia – delle legittime perplessità italiane e, soprattutto, di rinnovare la volontà italiana ad aderire al Board of Peace non appena saranno risolte.
