Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, con Giancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia (Ansa)
Il governo Meloni sta valutando l’eventuale uso del golden power per il dossier Pirelli, dopo che la relazione con il socio cinese Sinochem e la governance dell’azienda di pneumatici sono tornate al centro dell’attenzione. Il golden power è uno strumento che consente allo Stato di tutelare asset strategici nazionali bloccando o imponendo vincoli su operazioni societarie considerate di interesse pubblico. In passato, l’Italia aveva già esercitato questo potere su Pirelli per proteggere tecnologie sensibili come i sensori “Cyber Tyre” e l’autonomia gestionale della società rispetto all’influenza cinese.
Lo stallo attuale nasce dopo che Sinochem, primo azionista di Pirelli al 34%, ha avanzato una proposta per aggirare i vincoli statunitensi imposti sulla presenza di capitali cinesi in Smart Mobility, maè stata respinta da Camfin, la holding italiana guidata da Marco Tronchetti Provera che detiene una quota rilevante di Pirelli. Secondo Camfin, lo scorporo risultante sarebbe “pregiudizievole per il modello di business di Pirelli e lo sviluppo tecnologico” e non risolverebbe i problemi normativi sul mercato americano.
L’esecutivo ha riunito il Comitato golden power proprio per valutare se e come applicare nuovamente i poteri speciali a protezione di Pirelli; tra le ipotesi c’è il congelamento dei diritti di voto di Sinochem per tutelare la continuità operativa di Pirelli, anche alla luce delle nuove restrizioni Usa su tecnologia e dati nei veicoli connessi, che rischiano di escludere Pirelli dal mercato americano, fondamentale per circa un quinto dei suoi ricavi.
