L'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della NATO (Ansa)
Nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il generale Cavo Dragone – ammiraglio del nostrano esercito, nonché figura di spicco del Comitato Militare della NATO – ha ragionato sulle recenti (apparentemente chetate) tensioni tra USA e Danimarca per il controllo della Groenlandia, tra chi credeva che presto sarebbe scoppiata una guerra che avrebbe – inevitabilmente – coinvolto anche l’UE e la NATO e chi credeva (vedendosi poi dare ragione degli eventi) che fosse solamente un grosso bluff di Trump.
Tra questi ultimi rientrava anche il generale Dragone, che al Corriere ha spiegato che – tra le file della NATO – nessuno “temeva una guerra tra Stati Uniti e Danimarca”, con l’Alleanza che si è tenuta in disparte in attesa che la politica facesse il suo corso e che ora valuterà l’avvio di una missione nell’Artico “per addestramenti ed equipaggi”: l’area, infatti, secondo Dragone è sempre più importante a livello geopolitico, con la Russia che sta riprendendo le sue attività miliari al fine – esattamente come Trump – di impossessarsi nella nuova rotta commerciale.
Non solo la Groenlandia, però, perché Dragone nella sua intervista ha anche negato l’idea che all’Europa serva un esercito comune per difendersi dalla Russia, sostenendo che – anche in virtù dei recenti scontri con Trump – la NATO ne è uscita fortemente rafforzata: il futuro – a suo avviso – dev’essere quello di una stretta cooperazione militare tra UE e USA; precisando che dal suo punto di vista non vi è alcuna prova di “crisi” in corso tra i due blocchi.
