Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky al WEF Davos, 22 gennaio 2026 (Ansa)
È stato accolto – almeno, dagli “amici” del tycoon – con grande giubilo l’annuncio da parte del presidente Trump della tregua in Ucraina che dovrebbe durare una settimana, ignorando il fatto che – contestualmente – dalla Russia non è arrivato nessun tipo di conferma: in una riflessione sulle pagine de ilSussidiario.net, infatti, il sacerdote cattolico Stefano Caprio ritiene che l’annuncio della tregua in Ucraina sia solamente l’ennesima mossa di Trump per “favorire Putin” e far apparire Zelensky come la reale ragione per cui non si è ancora raggiunta una pace.
Certo è – secondo Caprio – che al di là della tregua in Ucraina, Putin non nutra nessun tipo di interesse o “intenzione a fermarsi” e lo dimostra perfettamente il fatto che le attuali trattative siano largamente incentrate sugli “affari tra Russia e Stati Uniti” più che sulla guerra vera e propria: infatti, qualsiasi passo avanti che si potrebbe vedere da parte del Cremlino – a suo avviso – sarebbe dettato dall’ottenimento di “contropartite economiche“.
Non è un caso che fino a questo momento Trump non sia riuscito a “ottenere niente” dai tanti round di incontri che ha intrattenuto con Russia e Ucraina, così come non è ugualmente un caso che a condurre le vere trattative siano “Kirill Dmitriev e Steve Witkoff, cioè due uomini esperti di investimenti“: la partita, insomma, secondo don Caprio si gioca interamente sull’economia e sui rapporti commerciali e lo dimostra anche il fatto che in queste ore la “società americana (..) Carlyle Group” abbia acquistato buona parte degli “asset esteri di Lukoil”.
