Scontri al corteo pro-Askatasuna a Torino (Foto: ANSA/Alessandro Di Marco)
Sono fatti gravissimi quelle narrati dalle cronache di Torino, registrati nella prima serata di ieri – 31 gennaio – al termine del fronte pacifico del corteo a favore dell’Askatasuna (il noto centro sociale che da anni occupava abusivamente una palazzina nel quartiere Santa Giulia) che nel pomeriggio ha attraversato il capoluogo sabaudo: un corteo al quale avrebbero partecipato tra le 15 e le 20 mila persone – addirittura 50mila secondo gli organizzatori – e che si è concluso senza tensioni con le forze dell’ordine.
Con il buio e il ritorno a casa degli attivisti pacifici, però, il fronte antagonista del corteo pro-Askatasuna ha tentato l’assalto all’ex sede – ora deserta e murata – del centro sociale: ne sono scaturiti degli ovvi scontri con la Forze dell’ordine ed è proprio qui che la scena di è fatta impietosa, con un bilancio finale (perché, al di là delle ragioni degli attivisti pacifici, è questo quello che resta alla cronaca giornalistica) di 31 agenti feriti, tra i quali un 29enne accerchiato e malmenato da un gruppo di anarchici.
Eventi – scrive Paolo Torricella sulle pagine de ilSussidiario.net – inaccettabili e che non possono essere in alcun modo giustificati, ma che chiedono anche risposte allo Stato: al blitz per lo sgombero di Askatasuna, infatti, erano seguiti proclami di ogni tipo – anche da parte di “Piantedosi” che ne parla ormai dallo scorso agosto – sul fatto che il medesimo copione si sarebbe ripetuto anche contro “CasaPound a Roma”; ma se il destino del centro sociale rosso torinese è tracciato, non si capisce perché dal ministro Giuli sia stato proposto un “percorso di regolarizzazione” per CasaPound, precluso ad Askatasuna.
