Il presidente siriano al Sharaa, ex jihadista (Ansa)
Sembra essere una buona notizia quella dell’accordo raggiunto da Al Sharaa – il nuovo presidente di transizione in Siria, che ha conquistato il potere dopo aver messo in fuga con le sue milizie l’ex dittatore Assad – con la minoranza curda; ma in realtà secondo Bernard Selwan Khoury, direttore del Centro studi Cosmo, resta un accordo piuttosto fragile, destinato a incrinarsi facilmente: in un’intervista rilasciata a ilSussidiario.net, infatti, spiega che basterà una semplice “azione ostile” da parte delle forze governative della Siria o da parte “degli stessi curdi” per far tracollare l’accordo.
Peraltro, nonostante sia positiva l’idea di integrare i curdi nell’esercito regolare della Siria, secondo Khoury non si potrà ignorare a lungo la storica ostilità tra i miliziani curdi e i jihadisti islamici che sostengono l’attuale presidente: questi ultimi, infatti, fanno parte delle forze governative e continuano a nutrire l’obiettivo di “islamizzazione totale della società” e il rischio di un passo falso da parte di uno dei due schieramenti è altissimo.
Al di là dei curdi, poi, in Siria c’è da risolvere ancora il problema della altre minoranze: da un lato – spiega Khoury – gli alawiti che restano una “componente importante” della società fortemente contraria ad Al Sharaa e che non potrà essere “esclusa dalla macchina del potere”; dall’altro i cristiani “messi all’angolo”, costantemente minacciati dalle forze governative jihadiste e che difficilmente potranno avere “un ruolo importante nello Stato”.
