Frana Niscemi (Foto: Ansa)
È gravissima la situazione che si trova ad affrontare la Sicilia, prima parzialmente distrutta dal violento passaggio del ciclone Harry e poi messa in ginocchio dalla gravissima frana a Niscemi, già definita la più grave che si sia verificata in Italia nel corso degli ultimi 150 anni: un’emergenza nell’emergenza che è diventata – come spesso, per non dire sempre, accade – terreno fertile di uno scontro politico che sta coinvolgendo tutti i vari esponenti (e non) dei partiti.
Prima – ricorda Manlio Viola sulle pagine de ilSussidiario.net – si è parlato di Ponte sullo Stretto con le opposizioni che hanno chiesto di bloccare il progetto per dirottare i fondi sulla ricostruzione della Sicilia martoriata del maltempo; scontrandosi contro la maggioranza che non intende fare alcun passo indietro sul Ponte, blindandone i fondi, rimandando l’avvio del progetto a data da definire e preferendo cercare i soldi per la ricostruzione della Sicilia in Europa, appellandosi al programma Restore.
Poi è venuto il tempo dello scontro Renzi-Musumeci con il primo che ha accusato il secondo di aver ignorato (quanto era ancora presidente della Sicilia) i fondi del piano “Italia sicura” che avrebbero permesso di combattere il dissesto idrogeologico, ottenendo in cambio la precisazione che – in realtà – i fondi furono recepiti dalla regione, ma ignorati dal comune di Niscemi; mentre l’ultimo fronte dello scontro vorrebbe ricostruire il paese più a valle, costringendo i cittadini ad abbandonare quelle strade in cui sono cresciuti: qui l’opposizione, peraltro, è arrivata dalla Sovrintendenza dei Beni culturali che ricorda come Niscemi ospiti alcune opere di inestimabile valore culturale.
