Trump e il punto sull'Iran (Foto: Ansa)
Cosa succederà in Iran? Lo abbiamo chiesto a IlSussidiario.net ad Alberto Bradanini, ex ambasciatore italiano proprio a Teheran ma anche in Cina, alla luce della forte possibilità che gli Stati Uniti attacchino, così come avvenuto poche settimane fa con il Venezuela. Venerdì potrebbe essere il giorno della verità, visto che l’inviato del presidente Trump, Steve Witkoff, incontrerà Abbas Araghchi, ministro degli esteri iraniano, mettendo sul tavolo le proprie richieste, a cominciare dallo smantellamento totale dei siti nucleari iraniani.
Secondo Bradaini, dietro il pressing americano “c’è una strategia chiara”, ovvero cambiare il regime degli Ayatollah instaurandone uno che diventi “amico degli Stati Uniti”, soprattutto per “ragioni evidenti come petrolio e gas”, tenendo conto che l’Iran è la prima nazione al mondo in quanto a riserve, che però non sono ancora state sfruttate. Diversa però la posizione di Israele che “non si accontenterebbe del cambio di regime”, precisa ancora l’ex ambasciatore, puntando invece sulla “frantumazione dell’Iran”, cosa che però è impossibile visto che stando a Bradanini in Medioriente vi sono due nazioni che non possono essere eliminate: una è la Turchia e l’altra è l’Iran, l’ex Persia.
