Il presidente USA Donald Trump (Ansa)
Il caso Epstein sta continuando a interessare – in modo, talvolta, morboso – l’opinione pubblica, alimentata ulteriormente dal netto cambio di posizione da parte di Trump che era partito in campagna elettorale lo scorso anno promettendo che li avrebbe desecretati il più rapidamente possibile, per poi passare a una posizione più timida in cui spesso nega l’effettiva utilità delle informazioni che il finanziere custodiva; tutto fermo restando che Trump resta uno dei grandi protagonisti dei file, pur in assenza di reali prove del suo coinvolgimento nei traffici di Epstein.
Il più grande contraccolpo dagli Epstein file, però, secondo Andrew Spannaus – giornalista e analista della politica americana – è sta arrivando dall’interno della base Repubblicana che sostiene Trump e dai suoi stessi MAGA: infatti – spiega il giornalista sulle pagine de ilSussidiario.net – “il presidente ha contraddetto le sue promesse elettorali” sui file, minando la fiducia dei suoi sostenitori e – potenzialmente – esponendolo a “un tentativo di impeachment”; il tutto avvalorando anche l’idea che circola dagli anni 80 che “dentro l’establishment americano ci sia un grande problema di pedofilia”.
Non è un caso che proprio in questi giorni Trump stia cercando in ogni modo di “nazionalizzare il controllo delle elezioni” in vista dell’appuntamento di metà mandato in cui – quasi certamente – “prenderà una batosta”: un tentativo disperato che secondo Spannaus rischia di trasformarsi in una “fuga in avanti pericolosa“, che nega i principi stessi della Costituzione statunitense; esponendolo ancora di più a una potenziale sconfitta alle urne.
