Caregiver (Foto: Pixabay)
Proseguono le indiscrezioni – ancora tutte da confermare – sul DDL che dovrebbe riportare un po’ di ordine nel sistema del caregiver familiari, figure assistenziali fondamentali che sono state troppo a lungo ignorare dalla politica e non riconosciute a livello giuridico: problemi che – spiega Alessandra Servidori sulle pagine de ilSussidiario.net – non vengono risolti neppure in minima parte dal decreto (almeno, stando alla sua formulazione attuale); proponendo una vera e propria rivoluzione normativa per i caregiver familiari.
Una delle opzioni migliori – sempre secondo Servidori – per sostenere in modo concreto i caregiver familiari è quella di assimilare il loro lavoro “alle condizioni previste dell’assicurazione contributiva figurativa“, attualmente riservata ai lavoratori per limitati periodi di tempo in cui la loro attività è “assente o ridotta”: così facendo si permetterebbe agli assistenti domestici di raggiungere più facilmente i “requisiti pensionistici” e di vedere il loro assegno aumentare dal punto di vista economico.
In tal senso, potrebbero essere coinvolte anche le Fondazioni bancarie che “hanno tra le proprie finalità istituzionali anche l’assistenza sociale”, rendendo coerente – e non più “frantumato e localistico” com’è ora – l’uso di quel flusso economico da “500 milioni di euro l’anno“, destinandoli (appunto) ai caregiver familiari e alla loro assicurazione contributiva figurativa; oltre a chiedere alla Fondazioni di “finanziare dei programmi di intervento”, arrivando alla creazione di un vero e proprio “Fondo nazionale caregiver familiari”.
