Referendum Giustizia, l’Anm schierata per il No (ANSA 2026, Alessandro Di Marco)
Superata l’attesa per la pronuncia da parte della Cassazione, si torna – grosso modo – al punto di partenza per il referendum giustizia con le date (22 e 23 marzo) che non cambiano e gli elettori che troveranno nella scheda un quesito leggermente modificato affinché sia più comprensibile: temi dei quali a discusso il professor Stefano Ceccanti sulle pagine de ilSussidiario.net, professandosi promotore per il sì al referendum giustizia e chiedendo che non venga trasformato in un mero oggetto di scontro politico tra partiti e fazioni.
Facendo prima di tutto un passo indietro, infatti, Ceccanti ci tiene a chiarire che già di base il referendum giustizia si sarebbe potuto evitare se non si fosse verificato un “fallimento parlamentare sia della maggioranza che dell’opposizione“: il tama centrale della riforma – al di là di quello che viene detto -, infatti, resta la creazione dei “due CSM”, per la quale sarebbe stata sufficiente una legge ordinaria dato che la circostanza è già prevista “dall’articolo 111 del giusto processo”; ma – precisa il docente – “nessuna l’ha voluta” e la palla è passata in mano ai cittadini.
Tornando sul tema del referendum giustizia, invece, Ceccanti spiega che dietro al suo sostegno al sì c’è soprattutto la volontà di separare il potere di “pubblici ministeri e giudici (..) nelle fasi preliminari” delle indagini: risulta, infatti, insensato che “tra il 95 e il 100% delle richieste dei Pm ricevono una risposta positiva” e che poi, in fase dibattimentale, “le assoluzioni superano il 40%”; con un problema legato a un “eccesso di condiscendenza dei giudici rispetto ai Pm” che la riforma andrebbe a limitare.
