Pasdaran in Iran con l’ayatollah Khamenei: le Guardie della Rivoluzione (ANSA-EPA 2025)
Si sono conclusi con un sonoro nulla di fatto i negoziati tra Iran e USA che da giorni occupavano le prime pagine della cronaca estera, svolti in Oman alla presenza dei più importanti mediatori di Trump – ovvero i soliti Steve Witkoff e Jared Kushner – e del ministro degli Esteri dello stato islamico Abbas Araghchi: negoziati che erano partiti con l’obiettivo di ridurre quelle tensioni repressioni che da tempo imperversano in tutto l’Iran, ma che si sono scontrati contro il doppio muro ideologico eretto dai due paesi.
Seppur inizialmente, infatti, sembrava che ci fossero state delle aperture da parte dell’Iran sulle richieste degli Stati Uniti, alla fine dagli ayatollah è arrivato un no categorico a quasi tutti: per gli ayatollah, infatti, sono inaccettabili le richieste di porre fine alla repressione del dissenso e al programma nucleare a scopi civili, oltre che alla richiesta di non finanziare più i terroristi regionali; mentre l’unica apertura da parte di Teheran è arrivata sull’arricchimento dell’uranio a scopo militare.
Pur essendo falliti i negoziati, però, sembrano rimanere aperti i canali comunicativi tra Iran e Stati Uniti, con i due paesi che hanno accettato di organizzare – in un futuro non ancora definito – un nuovo round di colloqui che potrebbe portare a una soluzione pacifica; mentre da Teheran è arrivata anche la precisazione che non vi è alcun reale timore per un eventuale (e più volte minacciato) attacco da parte degli USA.
