Il premier di Israele Benjamin Netanyahu (c) mentre parla con il ministro Bezalel Smotrich (Ansa)
Le sorti di Gaza si intrecciano con le tensioni attorno al programma nucleare dell’Iran, ma l’attenzione internazionale verso questi dossier si sta affievolendo, anche se le implicazioni strategiche sono alte. La strateia di Donald Trump punta ad avanzare su due fronti contemporaneamente: da una parte consolidare un quadro di pace in Medio Oriente tramite strumenti come il Board of Peace per il post-Gaza, dall’altra negoziare con l’Iran sul nucleare, con Teheran che ha rifiutato di fermare l’arricchimento dell’uranio e insiste sul diritto di sviluppare la propria tecnologia atomica, nonostante le pressioni esterne.
L’Occidente rischia così di trovarsi schiacciato tra interessi contrapposti: mentre Israele e Usa cercano una qualche forma di soluzione multilaterale, fonti iraniane esprimono scetticismo e riluttanza ad accettare condizioni imposte, rendendo ancor più difficile e instabile il terreno del negoziato difficile.
A ciò si aggiunge il rifiuto di Hamas al disarmo, che complica gli sforzi diplomatici su Gaza. Questo doppio fronte è visto da Albert Bozo come una sorta di esperimento di politica estera, con forti rischi di ripercussioni geopolitiche più ampie se non si perviene a un accordo stabile tra le parti coinvolte. Per il giornalista serve una soluzione duratura che richiede, però, una mediazione non senza ostacoli sul terreno politico, ideologico e di sicurezza.
