Auto (Foto: Freepik)
L’automotive è in forte difficoltà, ma altri settori in Italia stanno mostrando dinamismo, contribuendo a compensare la crisi produttiva. L’economista Marco Fortis, direttore della Fondazione Edison, a IlSussidiario.net spiega che la produzione industriale ha chiuso l’anno con una lieve crescita su base annua nonostante il calo stagionale, segnalando inversioni di tendenza positive negli ultimi trimestri, ma la crisi più evidente resta quella dell’automotive, insieme a settori come chimica di base, tessile e calzature, che registrano performance deboli.
In controtendenza risultano invece i settori farmaceutico, alimentare, cosmetico e dei mezzi di trasporto diversi dalle auto, che stanno contribuendo non solo alla tenuta della produzione interna ma anche all’espansione dell’export italiano. Questi comparti dinamici sono infatti in grado di compensare almeno in parte il “buco” produttivo lasciato dal rallentamento dell’auto, sostenendo la domanda estera.
Per il sistema industriale nazionale, la tenuta complessiva del PIL deriva anche da un aumento dell’occupazione e del potere d’acquisto delle famiglie, che sostiene la domanda interna nonostante le difficoltà di alcuni cluster produttivi.
Fortis osserva che questa situazione riflette una diversificazione produttiva: i settori in crescita stanno generando valore aggiunto e riducendo l’impatto negativo complessivo, anche se non basteranno da soli a riportare l’industria italiana ai livelli produttivi di alcuni anni fa.
