Pasdaran in Iran con l’ayatollah Khamenei: le Guardie della Rivoluzione (ANSA-EPA 2025)
Secondo il filosofo e saggista francese Bernard-Henri Lévy, un accordo con l’Iran solo sul nucleare non sarebbe risolutivo e rischierebbe di ripetere gli errori del passato. Nell’intervista a La Stampa sostiene che concentrarsi sul programma atomico, come avvenne con l’accordo di dieci anni fa poi stracciato dagli Usa, ignora la dimensione missilistica di Teheran, ritenuta altrettanto pericolosa perché capace di sviluppare vettori in grado di raggiungere territori distanti e di aggirare sistemi difensivi come quello di Israele.
Per Lévy, quindi, il rischio è di commettere un “errore tragico”: una strategia di mera deterrenza ridotta a pressione negoziale non fermerebbe né l’espansione delle tecnologie di missili né l’aggressività percepita del regime iraniano. Secondo il filosofo, l’attuale politica occidentale sottovaluta il fatto che Teheran starebbe perseguendo un mix di armamenti e potere regionale, per cui solo un cambio di regime può realmente eliminare ciò che a suo avviso è una minaccia strutturale.
Ma Lévy mette anche in guardia dalla riduzione del problema alla mera negoziazione sul nucleare, considerata da molti Stati come essenziale per evitare un’escalation. Rifacendosi alla situazione attuale dei negoziati tra Iran e Usa, in cui Teheran ha espresso disponibilità a dialogare su alcune questioni pur restando ferma sulle proprie posizioni, Lévy sostiene che la diplomazia deve andare oltre l’atomica e affrontare tutti gli aspetti della questione, inclusi missili e potenziale sostegno a gruppi regionali armati.
