Il presidente USA Donald Trump (Ansa)
Si è aperto nella mattinata di oggi il doppio negoziato a Ginevra che vede gli USA impegnati a mediare contemporaneamente sul delicato fascicolo dell’Iran e su quello – ben più delicato e complesso – dell’Ucraina, con l’obiettivo ultimo di riuscire a riportare la pace in un mondo che da diversi anni a questa parte sembra essere tracollato nuovamente nel baratro dei conflitti bellici: un programma – quello statunitense a Ginevra – piuttosto fitto e che secondo alcuni osservatori non porterà a nessun reale passo avanti.
Restano, infatti, piuttosto distanti le posizioni di Ucraina e Russia – che a Ginevra siederanno allo stesso tavolo con i mediatori statunitensi – con la prima che non sembra intenzionata a fare nessun passo in avanti per la cessione dei territori chiesti dallo zar e la seconda che – a sua volta – non intende in alcun modo cedere su quello che resta (di fatto) il suo principale obiettivo nel conflitto; ovvero controllare sufficiente territorio ucraino per collegare la Russia alla Crimea.
D’altra parte, restano anche piuttosto caldi gli animi in quel di Teheran, con la trattativa – tecnicamente ospitata in Oman, ma ora eccezionalmente e temporaneamente spostata a Ginevra – incagliata tra le mire degli ayatollah e quelli di Israele (che usa Trump come megafono): proprio in queste ore, infatti, Khamenei ha citato la possibilità che la portaerei statunitense nel Golfo Persico affondi; lasciando intendere che la strategia di deterrenza di Trump ha un effetto limitato sullo stato islamico.
