Trump all'inaugurazione del Board of Peace (Ansa)
Si sono aperti ufficialmente nella giornata di ieri – giovedì 19 febbraio 2026 – i lavori del Board of Peace creato dal presidente USA con l’obiettivo di mettere assieme quanti più paesi (e fondi) possibili per arrivare a una soluzione pacifica nella guerra a Gaza, con un respiro che andrà anche ben oltre l’attuale fase di conflittualità in Medio Oriente, affiancando realtà più consolidate come l’ONU: lavori – quelli del Board of Peace – che si sono aperti a Washington alla presenza di tutti gli stati membri, di alcuni osservatori e anche di altri “outsider”.
Proprio dal punto di vista degli stati membri, è utile ricordare che al Board of Peace hanno deciso di aderire complessivamente una 20ina di paesi, tra i quali ci sono anche – soffermandoci sui più importanti – anche Israele, l’Argentina, gli Emirati e l’Arabia; mentre la grande esclusa è l’Unione Europa, della quale solamente Italia, Grecia, Ungheria, Romania e Bulgaria hanno deciso di aderire in qualità di “osservatori“.
L’intervento di ieri di Trump davanti al Board of Peace è servito a tracciare la strada futura del Consiglio, ricordando che attualmente l’attenzione è posta soprattutto su Gaza che alcuni dei membri che avrebbero già messo a disposizione 7 miliardi di euro per la ricostruzione e cinque differenti eserciti per mantenere la pace; mentre non sono mancati riferimenti anche all’Iran e ai futuri rapporti del Board con l’ONU.
