Proteste Iran anti-USA e Israele (ANSA-EPA 2026)
In un Iran che sembra rifiutare ogni forma di mediazione imposta da Trump e – soprattutto – da Netanyahu, le piazze continuano a essere in fermento, assieme all’apparato della repressione del regime che è riuscito a sedare la risonanza mediatica internazionale delle rivolte: a dirlo e raccontarlo è la presidente dell’associazione donne iraniane in Italia Shahrzad Sholeh sulle pagine de ilSussidiario.net, partendo dalla precisazione che dopo “dopo il picco della rivolta di gennaio” recentemente la folla è riuscita a “smantellare le barriere di sicurezza” a Teheran.
La lotta popolare in Iran – spiega sempre Sholeh – sta ora prendendo di mira gli apparati finanziari, politici e di sicurezza del regime, sfidando aperta una repressione che in una sola settimana ha causato l’impiccagione di “99 prigionieri”; il tutto con l’apparato governativo che sembra non fidarsi più “della resistenza dei suoi soldati contro [la] popolazione”, lasciando trasparire una certa “ansia interna dell’élite al potere” che fa ben sperare sul successo della rivoluzione.
Proprio in termini rivoluzionari, peraltro, Sholeh ci tiene a chiarire che nessuno in Iran ha mai chiesto “alla comunità internazionale denaro [o] sostegno militare”, ma solamente l’interruzione della “politica di appeasement e di dialogo con il regime” e il riconoscimento del “diritto del popolo e della resistenza a combattere”: dev’essere il popolo, insomma, a rovesciare il regime, senza supporti esterni che potrebbero, paradossalmente, finire per rafforzarlo ulteriormente.
