Afghanistan (Foto: web)
È stato introdotto in queste ore – quasi in sordina, almeno per la comunità occidentale – un nuovo codice penale in Afghanistan, varato dai talebani che sono tornati al potere nel 2021 dopo la decisione dell’allora presidente USA Joe Biden di ritirare tutte le truppe statunitensi (in seguito a un accordo firmato l’anno prima da Donald Trump) che da anni erano stanziate in Afghanistan in qualità di pace keeper: un codice penale fortemente punitivo, incentrato sulla religione e che rappresenta un vero e proprio ritorno a un passato che l’occidente pensava di aver interamente superato.
Tra gli esempi più gravi delle nuove leggi introdotte in Afghanistan, per esempio, c’è un completo ritorno alla schiavitù legalizzata, basata su un rigido sistema di caste sociali: proprio quest’ultimo, peraltro, definisce anche la pena inflitta a fronte di un reato commesso, con le caste più basse che – oltre all’eventuale pena detentiva – rischiano di subire anche pesanti punizioni corporali; mentre le caste più alte in alcuni casi vengono interamente esonerate dalle pene.
Non solo, perché in Afghanistan con il nuovo codice penale dei talebani vengono anche reintrodotte le fustigazioni nella pubblica piazza; mentre è stato interamente stravolto il sistema giuridico che conosciamo: ora, infatti, non esisteranno più concetti come la presunzione di innocenza o il diritto alla difesa e tutto sarà messo nelle mani del giudice di turno che si troverà a impartire giudizi su indagini condotte – anche, ma non solo – mediante torture.
