Stretto di Hormuz (Ansa)
Il sistema del trasporto aereo europeo rischia concretamente una crisi di di cherosene nelle prossime settimane. A lanciare l’allarme è stata l’associazione degli aeroporti europei, che ha segnalato alle istituzioni Ue come, in assenza di una rapida normalizzazione dei flussi energetici, il carburante per aerei potrebbe non essere sufficiente a sostenere il traffico in estate. Il problema riguarda il rallentamento del transito nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per le forniture dal Golfo Persico, da cui l’Europa dipende in maniera importante.
Le scorte attualmente a disposizione risultano limitate: molti Paesi europei disporrebbero di riserve capaci di coprire solo poche settimane, e in alcuni casi appena 8-10 giorni prima di eventuali razionamenti, quindi solo una minoranza di Stati sarebbe in grado di sostenere una crisi più prolungata.
La situazione è aggravata dall’impossibilità di aumentare rapidamente la produzione interna, già ai massimi livelli, e dalla forte dipendenza dalle importazioni, che coprono circa il 43% del fabbisogno; questo squilibrio potrebbe tradursi in un taglio dei voli, dando priorità ai collegamenti essenziali e possibili rincari dei prezzi per i passeggeri.
L’impatto non riguarda solo il settore dei trasporti: una diminuzione dei collegamenti aerei potrebbe ripercuotersi sull’economia del Vecchio Continente, soprattutto in vista della stagione turistica, da cui dipendono molte economie nazionali, Italia in primis. Anche per questo gli operatori chiedono interventi urgenti.
