Groenlandia (Foto: ANSA-EPA/Mads Claus Rasmussen)
È stata presentata alcuni giorni fa la nuova (attesa da circa un decennio) strategia italiana per l’Artico che mira a creare un ponte tra il Mediterraneo e l’estremo Nord del globo: una strategia che si inserisce – com’è noto – in un contesto piuttosto delicato con il presidente USA Donald Trump che – appellandosi a sedicenti esigenze di sicurezza nazionale – vuole conquistare con le buone o le cattive la Groenlandia e alcuni paesi europei che hanno deciso di inviare nell’Artico i loro soldati per difenderlo dalle potenziali ingerenze di Cina e Russia.
L’Italia, dal conto suo, ha scelto di mettersi in mezzo alle due strategie straniere per l’Artico: se da un lato, infatti, Roma ha negato categoricamente l’invio di soldati italiani nell’estremo Nord; dall’altro ha aperto a una cooperazione dal punto di vista della difesa, mettendo a disposizione della Groenlandia il know-how italiano in materia di cybersicurezza, protezione delle infrastrutture e sorveglianza marittima.
La via italiana per l’Artico, infatti, vuole essere soprattutto economica, commerciale e accademica con l’istituzione di una vera e propria “missione imprenditoriale” che avrà il compito di sondare – e, ovviamente, sfruttare – i canali che la regione ghiacciata ha da offrire: l’idea è quella di avviare partenariati economici che permetteranno a Roma di accedere al petrolio e alle terre rare che si nascondono sotto il ghiaccio dell’Artico; potenziando nel frattempo le già attive missioni scientifiche per la lotta contro il cambiamento climatico.
