Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, con il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Berlino il 15 dicembre 2025 (Ansa)
Dopo il recente vertice europeo tra Germania e Italia, Stefano Fassina mette in discussione l’efficacia del loro “asse” politico in un editoriale sulle colonne de IlSussidiario.net in cui spiega che la ricetta politica proposta da Merz e Meloni rischia di riproporre errori già evidenti nella gestione di crisi precedenti, come la crisi del debito sovrano, senza affrontare i problemi strutturali dell’Ue. Il punto di partenza è che l’Europa continua a perseguire soluzioni basate su bilanci nazionali vincolati, regole rigidamente applicate e vigilanza fiscale severa, senza un vero processo di convergenza economica e sociale tra i membri. Un approccio che rischia di accentuare gli squilibri, penalizzare i Paesi più deboli e rallentare la crescita collettiva.
Fassina critica inoltre la mancanza di visione comune su temi cruciali come gli investimenti infrastrutturali, la politica industriale e il ruolo delle politiche fiscali anti-cicliche: l’asse Italia-Germania «sarebbe forte nei proclami ma debole nella sostanza», poiché non propone strumenti davvero innovativi per stimolare la crescita e ridurre le disparità interne all’Ue. Si sottolinea poi che la Germania tende a privilegiare l’austerità e la disciplina di bilancio, invece l’Italia cerca maggiore flessibilità, ma la proposta congiunta finisce per essere un compromesso che non soddisfa pienamente nessuna delle due posizioni e non va oltre schemi già sperimentati in passato.
Il rischio, secondo Fassina, è che l’Ue resti intrappolata in paradossi politici e vincoli tecnocratici che limitano la capacità di rispondere alle sfide come competitività, energia, tecnologia e coesione sociale: senza un vero cambio di paradigma – per esempio con un maggiore investimento pubblico europeo e una più forte integrazione fiscale – le stesse debolezze che hanno afflitto l’Ue nel passato potrebbero ripresentarsi.
