Calderoli e Giorgetti (Ansa)
Procede – pur lentamente – il complesso percorso dell’autonomia differenziata, con il Consiglio dei Ministri che nei giorni scorso ha approvato ufficialmente quegli schemi di intesa preliminare che vennero siglati già lo scorso anno dalle prime quattro regioni interessate al percorso autonomista: una mossa che fa sperare nel successo dell’autonomia differenziata, troppo a lungo rimandata (o ignorata) e già oggetto di alcuni scontri nei tribunali.
Sulle pagine de ilSussidiario.net, infatti, Lorenza Violini ha ricordato che il percorso dell’autonomia differenziata era iniziato già nel 2018 su iniziativa dell’allora governo Gentiloni, poi bloccato poco tempo dopo dal ministro Boccia che fissò come paletto alcune modifiche normative piuttosto radicali e complesse; mentre è stato Calderoli a rispolverare il fascicolo, imprimendogli un’ulteriore accelerazione.
Le pre-intese sull’autonomia differenziata – di fatto – cambiano poco e nulla rispetto all’attuale sistema, gettando delle basi sugli accordi in merito alle materie cosiddette “non LEP” (ovvero sulle quali non è necessario rispettare i Livelli essenziali delle prestazioni); ma resta il fatto che si tratta – appunto – di una prima base dalle quale partire e che potrebbe concludere questo lunghissimo iter normativo.
