La sede della Banca d’Italia (Ansa)
La guerra in Medio Oriente entra nelle previsioni di Bankitalia e raffredda le prospettive dell’economia italiana: nello scenario base, il Pil cresce appena dello 0,5% quest’anno e nel prossimo, con un lieve recupero allo 0,8% tra due anni. Un rallentamento già evidente rispetto alle stime di dicembre, causato soprattutto dalla crisi energetica.
Ma è lo scenario avverso a preoccupare maggiormente: se il conflitto dovesse protrarsi, con nuovi choc su petrolio e gas, l’Italia rischierebbe la stagnazione quest’anno e una recessione dello 0,6% nel prossimo, accompagnata da un forte aumento dei prezzi. L’inflazione potrebbe salire fino al 4,5%, per poi restare alta anche negli anni successivi.
Per Bankitalia l’impatto dell’energia non si limita alle bollette: il rischio è una trasmissione a catena su salari e prezzi, con effetti cumulati fino a 1,5 punti; questo meccanismo potrebbe alimentare una spirale difficile da contenere, tra costi più alti per le imprese e perdita di potere d’acquisto per le famiglie.
L’economia non si ferma, ma rallenta sensibilmente, con occupazione in crescita più lenta e disoccupazione in lieve aumento, ma l’incertezza resta “eccezionalmente alta”. Alla luce di tutto ciò, senza una stabilizzazione del contesto internazionale, il rischio non è solo una fase di crescita debole, ma una combinazione più insidiosa di bassa crescita e alta inflazione, in grado di mettere sotto pressione tutto il sistema economico.
