Achille Polonara con la Virtus Bologna (Foto ANSA)
La carriera di Achille Polonara si chiude con una scelta maturata lontano dai riflettori, ma dentro una battaglia personale che ha cambiato tutto: non è stata una decisione improvvisa, ma il punto d’arrivo di mesi difficili, tra malattia, cure e un ritorno in campo che si è rivelato impossibile. Polonara aveva provato a riprendersi il basket: dopo la diagnosi di leucemia mieloide arrivata l’anno scorso, il trapianto e un periodo in coma, il ritorno agli allenamenti ad Avellino aveva riacceso una speranza, ma la realtà si è imposta con forza: “Facevo fatica anche solo a palleggiare”, racconta a Repubblica.
Da qui la decisione di fermarsi prima di trasformare il proprio finale in un accanimento: “Non voglio che si pensi che mi ostino a non lasciare”. Il corpo non risponde più come prima, soprattutto dopo le conseguenze del coma. La mano destra, la più colpita, non garantisce più il controllo necessario, e allora la priorità diventa una sola: la salute. “Non valeva più la pena rischiare”, spiega, con una consapevolezza che arriva dopo aver già superato prove ben più grandi di una carriera sportiva interrotta. Non è un addio totale: il basket continuerà a far parte della sua vita, anche se con un ruolo diverso ancora da definire. Polonara lo dice senza esitazioni: il giorno dopo l’annuncio aveva già voglia di tornare a toccare la palla.
