La mamma del bimbo morto a Napoli (Ansa)
Emergono i primi – certamente importanti – dettagli sull’indagine per il caso del bimbo morto a Napoli dopo il fallimentare trapianto di cuore al quale si era sottoposto presso il nosocomio Monaldi, ricevendo un organo che era stato gravemente danneggiato durante il traporto da Bolzano a causa dell’uso di ghiaccio secco al posto del classico – derivato dall’acqua – che si usa nei casi simili.
Secondo i primi risultati la catena di errori dietro al caso del bimbo morto a Napoli sarebbe piuttosto lunga, ma si deve ancora capire chi abbia commesso quello fatale: il primo di questi è legato alla partenza dal Monaldi dell’equipe di trapianto dopo l’alert da parte del nosocomio di Bolzano sulla disponibilità di un cuore compatibili; tra la scelta di un box isotermico (di per sé non vietato) rispetto al più avanzato Paragonix e il prelievo di una quantità di ghiaccio insufficiente per concludere l’operazione.
Proprio a causa dell’assenza di ghiaccio, dopo l’espianto a Bolzano i medici napoletani hanno chiesto supporto ai colleghi che avrebbero fornito – e qui veniamo al terzo errore – il ghiaccio secco che ha congelato e bruciato il cuore destinato al bimbo morto a Napoli; mentre l’ultimo errore sarebbe legato al fatto che nessuno, nella sala operatoria del Monaldi, si sarebbe reso conto che l’organo era bruciato e – di conseguenza – completamente inutile.
