Board of Peace, la firma a Davos con Trump e i leader internazionali (ANSA-EPA 2026)
Dopo l’iniziale “no” da parte dell’Italia – nonché della maggioranza dei paesi occidentali democratici – all’adesione al Board of Peace voluto da Trump con l’obiettivo (almeno, quello dichiarato) di facilitare le risoluzioni pacifiche dei conflitti presenti e futuri, sembra circolare l’ipotesi di un’adesione in qualità di osservatore che permetterebbe a Roma di sedere al tavolo delle trattative, ma senza prendervi parte in modo diretto: proprio sul tema del Board ha riflettuto Carlo Curti Gialdino sulle pagine de ilSussidiario.net, mettendo in fila i problemi legati anche a questa adesione “informale”.
Chiaro è – spiega il giornalista – che l’adesione informale al Board of Peace presupporrebbe quello stesso problema già sollevato originariamente (e legato alla nostra Costituzione) di dover rispettare una “gerarchia che nega [la] reciprocità paritaria” tra gli stati membri, peraltro senza neppure la garanzia di avere un qualche “potere negoziale”; diventando così un “mero supporto” alle decisioni prese da altri.
Proprio in termini di decisioni, peraltro, resterebbe anche il problema che l’Italia osservatore sarebbe indirebbe coinvolta nelle “deliberazioni” del Board of Peace, con il rischio di supportare – non potendovisi opporre – decisioni contrarie al “diritto internazionale”; mentre l’ultimo problema sollevato da Gialdino è legato al fatto che un’adesione di questo tipo avrebbe la sola funzione di avallare un’istituzione basata “sulla fedeltà politica” a Trump, autonominatosi “presidente a vita”.
