Salah al Din Road, Striscia di Gaza, febbraio 2024 (Ansa)
In una riflessione condivisa sulle pagine de ilSussidiario.net, l’analista geopolitico Sherif El Sebaie ha messo in fila le (poche e confuse) certezze che abbiamo attualmente sul sedicente Board of peace voluto da Donald Trump per guidare – almeno, sulla carta – il futuro della Striscia di Gaza, ricercando un’alleanza con i principali attori politici mondiali che possa andare a sostituire l’attuale ONU: non a caso, secondo El Sabaie, il Board of peace sembra essere più che altro un “diversivo elettorale” fine a recuperare terreno nei sondaggi in vista delle elezioni di midterm.
L’idea del Board of peace – sempre sulla carta – sembra essere quella di un “format ampio e flessibile” che faccia sedere allo stesso tavolo attori politici diversi e talvolta in disaccordo tra loro, ma resta il fatto che concretamente “non c’è un’idea chiara di come funzionerà (..), quali competenze avrà [e] con quali strumenti agirà”: un’incertezza che si nota soprattutto a Gaza, perché al di là dei proclami sulla ricostruzione della Striscia “gli abitanti (..) sono ancora nelle tende”, senza alcuna “autorità amministrativa” che li guidi.
Secondo El Sabaie, insomma, il Board of peace si riduce semplicemente a “uno strumento di pubbliche relazioni” con il quale Trump ambisce a completare la sua opera di delegittimazione dell’ONU per arrivare ad alleanze “parallele, più snelle e sotto la guida politica diretta” da parte degli USA: strumenti, insomma, maggiormente “orientati ai risultati e alla visibilità politica“, la cui efficacia – e durata – è ancora tutta da capire e dimostrare.
