Donald Trump e JD Vance (Foto: ANSA-EPA 2025)
Il Board of Peace sembra essere stato – com’è ben evidente a tutti, fuorché a Trump – un mezzo flop con pochissimi paesi che hanno effettivamente deciso di aderire e un obiettivo che, al di là delle dichiarazioni, sembra essere piuttosto sfumato: punti sollevati anche dall’editorialista e consigliere scientifico di IPSI Ugo Tramballi sulle pagine de ilSussidiario.net, esponendo quale sia il reale (e, per certi versi) conclamato obiettivo del Board of Peace, ben lontano da quello dichiarato di rilanciare Gaza dopo la fine del conflitto.
Tramballi, infatti, nota che l’arrivo del Board of Peace precede nettamente qualsiasi reale iniziativa per la pace perché al di là dello scambio di ostaggi e prigionieri – ovvero la fase uno della trattativa -, ci sono stati pochissimi sviluppi: manca, infatti, l’effettiva volontà da parte di Hamas di deporre le armi, così come sul fronte israeliano è ancora più lontana la volontà di lasciare la Striscia; ed è proprio in questo ancora belligerante contesto che un Board of Peace assume pochissimo (per non dire nessuno) senso.
Non solo, perché è stato Kushner a rendere evidente a chiunque quale sia il reale intento del Board of Peace presentando – nei giorni scorsi – una serie di immagini sul futuro di Gaza che ricordano molto da vicino “il progetto Riviera“: l’obiettivo, insomma, secondo Tramballi è prettamente “immobiliare” e non sarebbe un caso che la quasi totalità dei paesi del mondo – almeno, quelli effettivamente influenti dal punto di vista politico – si siano defilati, lasciando solamente 12 membri sugli oltre 60 ipotizzati all’inizio.
