La missione UNIFIL in Libano (Ansa)
Con la guerra in Iran che continua a imperversare, anche il Libano si trova nel centro di una vera e propria crisi, con l’esercito israeliano che ha deciso di colpire duramente le posizioni di Hezbollah conducendo una vera e propria incursione terrestre e la popolazione che – come sempre accade in ogni guerra – si trova a fare i conti lo sfollamento: una situazione che rischia di diventare gravissima e della quale ha riflettuto Francesca Lazzari sulle pagine del ilSussidiario.net, soffermandosi in particolare sulla resilienza dei cristiani che vivono in quell’area.
Secondo le stime ufficiali – ricorda Lazzari – sarebbero già 1,3 milioni gli sfollati in Libano, ma si tratta molto probabilmente di un dato sottostimato e che, in realtà , potrebbe essere già superiore ai 2 milioni: certo è che “i rifugi del governo sono saturi” e già tantissime persone sono costrette a vivere “per strada, nelle macchine, nei furgoni, in tende” o – addirittura – “semplicemente con un materasso sotto un portico” e una larghissima parte di loro non riesce neppure ad accedere agli interventi umanitari.
Nel Libano sempre più in crisi, però, è interessante notare che alcuni villaggi “vicini agli scontri aperti” la popolazione ha rifiutato categoricamente di lasciare le sue abitazioni: una dinamica che si nota soprattutto tra i cristiani, divisi tra un senso – certamente “comprensibile” – di attaccamento alla loro terra e tra un sentimento di protezione, dato che è la “popolazione sciita” a essere maggiormente vittima degli attacchi incrociati tra Israele e Hezbollah.
