Antonio Filosa, CEO Stellantis (Foto: ANSA-EPA/CAROLINE BREHMAN)
Secondo i dati elaborati dalla FIM-CISL ed esaminati da Gerardo Larghi, nell’anno che si è chiuso da poco la produzione di Stellantis in Italia è scesa del 20%, tornando a livelli che non si vedevano da oltre settant’anni: sono stati prodotti poco meno di 380mila veicoli, con un calo ancora più marcato delle automobili rispetto ai veicoli commerciali. Un drastico ridimensionamento che rappresenta un forte allarme per l’automotive tricolore, soprattutto in considerazione del fatto che Stellantis è il principale produttore italiano di autovetture e veicoli commerciali e che l’industria auto è da sempre un pilastro della nostra industria manifatturiera.
La crisi produttiva si traduce in rischi concreti per gli impianti e i lavoratori: molte fabbriche registrano cali a doppia cifra nelle uscite di modelli e componenti, con impatti diretti sull’occupazione e sull’uso di stabilimenti storici; il ridimensionamento di stabilimenti chiave come quelli di Mirafiori, Cassino e Melfi è percepito come un campanello d’allarme sia dai sindacati sia dagli osservatori del settore, che temono una progressiva marginalizzazione del ruolo italiano all’interno della galassia Stellantis.
La situazione riflette le difficoltà del mercato automotive europeo, tra domanda debole, concorrenza soprattutto asiatica e sfide legate alla transizione verso la mobilità elettrica, per cui i sindacati chiedono interventi urgenti e un nuovo piano industriale per affrontare il problema, scongiurare la perdita di posti di lavoro e rilanciare la competitività delle produzioni.
