(da sinistra a destra) Giorgia Meloni, Kyriakos Mitsotakis, Donald Tusk, Emmanuel Macron e Micheal Martin durante il vertice del Consiglio dell'UE a Bruxelles (Foto Ansa 2025 EPA/OLIVIER HOSLET)
Anselmo Del Duca ricostruisce la strategia del governo italiano di fronte alla nuova tensione tra Trump e l’Ue sul caso Groenlandia: Meloni critica i nuovi dazi annunciati da Trump contro gli otto Paesi europei che hanno partecipato alle esercitazioni in Groenlandia a sostegno della Danimarca, ma lo può fare anche perché l’Italia è rimasta fuori da quella missione.
Questa scelta le consente di proporsi come ponte tra le due sponde dell’Atlantico in un momento di distanza crescente. Il rischio evocato è massimo: se Trump arrivasse a “prendersi” la Groenlandia con la forza, la Nato potrebbe entrare in crisi, ma per Roma la via d’uscita deve restare nell’Alleanza, rilanciando il dialogo anche per la sicurezza delle rotte artiche rispetto a mire russe e cinesi.
Da qui la linea italiana: parlare di “misunderstanding”, riaprire canali, puntare sulla disponibilità all’ascolto riferita da Meloni dopo un colloquio telefonico. In parallelo, Palazzo Chigi guarda con sospetto alla reazione dura di Francia e Germania, inclini a ritorsioni (meccanismo anti-coercizione e contro-dazi), perché un’escalation danneggerebbe l’economia italiana. La scelta, conclude Del Duca, è “navigare” per mediare o farsi schiacciare da uno dei due fronti.
