Il presidente USA Donald Trump (Ansa)
Donald Trump ha deciso di alzare al 15% i dazi Usa, una mossa no solo economica ma anche geopolitica, che tira in ballo anche Cina e Ue. Il provvedimento colpisce i prodotti in settori industriali importanti, provenienti da Paesi competitivi come la Cina che, secondo l’analisi di Stefano Cingolani, reagisce con soddisfazione, perché così viene riconosciuta la sua importanza, ma d’altra parte si prepara a contestare la mossa sui mercati. La decisione di Trump è stata inserita dal giornalista, che ha approfondito la questione su IlSussidiario.net, in un piano più ampio di pressione commerciale e di difesa degli interessi produttivi Usa, per proteggere l’industria locale e riequilibrare i deficit commerciali.
Ma la risposta cinese non si ferma alle dichiarazioni di facciata: potrebbero adottare contromisure tariffarie o normative per difendere i propri esportatori, rafforzando al tempo stesso accordi commerciali in altri mercati per mitigare l’impatto dei dazi Usa. Una strategia che denota anche una fiducia crescente delle autorità cinesi nella loro competitività , nonostante il protezionismo Usa. Quei dazi non sono in grado di minacciarli secondo Pechino.
Ma ora tocca all’Ue e all’Italia farsi sentire sul piano diplomatico ed economico: l’Europa potrebbe scegliere tra ritorsioni o aiuti ai settori vulnerabili; per l’Italia la sfida è duplice, difendere le imprese e, al tempo stesso, sostenere una reazione comune che non scateni una guerra commerciale con effetti inevitabilmente recessivi.
