Neonato (Pixabay)
Confermando un trend già noto da tempo, l’ultimo report demografico dell’Istat ha certificato per l’ennesima volta che l’Italia è al centro di una vera e propria crisi per la denatalità, con il tasso di nuovi nati che ha segnato l’ennesimo record negativo, toccando quota 1,14 figli per donna, ben al di sotto del tasso di sostituzione: un vero e proprio tracollo demografico che – secondo un’analisi di Andrea Mobiglia, pubblicata su ilSussidiario.net – deve essere affrontato con “strategia e visione”.
Contro la denatalità, infatti, oltre ai proclami politici, i sostegni economici restano scarsi, con l’Assegno unico che ha fatto segnare un ulteriore calo nelle richieste – dato soprattutto il fatto che scarseggino i nuovi nati -, un “tentativo di (..) detrazioni familiari” e poche altre proposte degne di nota: la soluzione al problema, infatti, secondo Mobiglia richiede “unità nazionale, oltre alle ideologie partitiche”, introducendo “sostegni nei servizi e aumenti salariali” che diano veramente respiro alle famiglie.
Non solo, perché secondo Mobiglia servirebbe anche una riflessione sul fatto che l’Italia sia diventato un paese che “attrae nuovi immigrati” – tanto che sono proprio loro a garantire un saldo positivo nella popolazione -, ma fatica a essere “attrattivo per gli italiani che vi ci abitano”, tanto che gli emigranti, una volta arrivati all’estero, “fanno famiglia” con molta più facilità di quanto non farebbero nel Bel Paese.
