Daniela Santanchè (Ansa)
Le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè e l’assunzione dell’interim da parte della premier Giorgia Meloni aprono una fase di transizione per uno dei comparti chiave dell’economia, infatti nell’analisi su IlSussidiario.net Alberto Beggiolini evidenzia come il cambio al vertice non sia solo politico, ma abbia implicazioni operative importanti per tutta la filiera.
Il turismo rappresenta infatti circa il 13% del Pil nazionale, e la scelta di mantenere il dicastero sotto il controllo diretto della Presidenza del Consiglio segnala la volontà del governo di preservarne la centralità strategica, ma la fase ad interim comporta inevitabilmente un rallentamento decisionale e una minore capacità di intervento immediato. Restano aperti diversi dossier cruciali: la gestione dei flussi turistici, il contrasto all’overtourism, le politiche di destagionalizzazione e il riequilibrio verso destinazioni meno affollate, oltre alla promozione internazionale del brand Italia, tutti temi che richiedono continuità amministrativa e una guida politica stabile.
Il rischio più immediato è quello di un vuoto di governance proprio alla vigilia della stagione estiva, quando il settore entra nella sua fase più intensa: eventuali ritardi nelle decisioni potrebbero incidere su investimenti, strategie di marketing e coordinamento con gli operatori. D’altra parte, l’interim di Meloni potrebbe anche rappresentare un momento di ridefinizione delle politiche turistiche, con la possibilità di rivedere priorità e strumenti alla luce delle nuove condizioni economiche e geopolitiche.
