Cina. Fabbrica di veicoli elettrici AVATR, Chongqing (Ansa)
Sono positivi i dati sull’economia europea del 2025 con una positiva ripresa soprattutto dal punto di vista della produzione industriale, messa a durissima prova dagli ultimi anni di crisi e tensioni, tra il Covid e i suoi noti effetti economici e – forse soprattutto – lo shock energetico causato dalla guerra in Ucraina: una ripresa – evidenzia Luigi Campiglio sulle pagine de ilSussidiario.net – che si accompagna anche a un vero e proprio boom dell’economia cinese con le sue merci a basso costo sempre più dirette verso l’Europa, specialmente dopo la crisi commerciale innescata da Donald Trump.
Partendo dai dati nudi e crudi, infatti, l’aspetto positivo per l’economia europea è che a novembre del 2025 la crescita tendenziale era del 2,2% con una fortissima Spagna che ha fatto registrare un +4,6% e un’Italia che per poco non raggiungeva la Francia (rispettivamente +1,4% e +2%); mentre l’altra faccia della medaglia è rappresentata – appunto – dalla Cina che ha registrato un surplus commerciale del 20% e un netto aumento di esportazioni verso realtà come l’Europa (+8,4%), la stessa Asia (+13,4%) e – soprattutto – l’Africa (+25,8%).
Proprio in questo contesto, secondo Campiglio è importante che la BCE non limiti l’espansione dell’economia del Vecchio continente con aumenti improvvisi dei tassi d’interesse (peraltro non giustificati dall’inflazione); mentre al contempo da Bruxelles dovrebbe arrivare un’azione incisiva e decisiva per limitare l’invasione delle merci cinesi a basso costo, stimolando ulteriormente la produzione interna e – soprattutto – lavorando sui prezzi.
