Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Ansa)
La situazione in Medio Oriente è di per sé particolarmente delicata, per cui non aiutano le dichiarazioni sempre più dure da parte di alcuni leader, come il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che ha invocato apertamente la distruzione di Israele, accusandolo di aver causato la morte di migliaia di persone e chiedendo a Dio di punire quello che ha definito il “sionismo”. Le parole del leader turco segnano un ulteriore salto di qualità nello scontro verbale tra Ankara e Tel Aviv.
L’intervento è arrivato durante una celebrazione religiosa per la fine del Ramadan: Erdogan ha parlato di un Medio Oriente “in ebollizione” e ha denunciato le operazioni militari israeliane, ritenute responsabili di un alto numero di vittime tra la popolazione musulmana. I rapporti tra Turchia e Israele si sono deteriorati negli ultimi anni, soprattutto dopo la guerra a Gaza e le successive escalation regionali: Ankara si è progressivamente allineata alle posizioni di altri Paesi islamici, invece Tel Aviv considera la Turchia un attore sempre più ostile nello scenario mediorientale.
Secondo diverse analisi, il linguaggio usato da Erdogan potrebbe avere anche una funzione interna, rafforzando il consenso politico in un momento di forte instabilità internazionale, ma allo stesso tempo il rischio è quello di alimentare ulteriormente la polarizzazione e contribuire a un’escalation che non si limita al piano militare ma coinvolge anche quello diplomatico e ideologico.
