(da sinistra a destra) Giorgia Meloni, Kyriakos Mitsotakis, Donald Tusk, Emmanuel Macron e Micheal Martin durante il vertice del Consiglio dell'UE a Bruxelles (Foto Ansa 2025 EPA/OLIVIER HOSLET)
La crisi in Venezuela ribadisce e allarga la frattura in Europa, mostrando le divergenze tra gli Stati membri sulla posizione da prendere dopo l’attacco Usa che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro: mentre l’Ue prova a rilanciare una reazione univoca guidata da Ursula von der Leyen e dall’Alto Rappresentante Kaja Kallas, l’atteggiamento delle cancellerie riflette tensioni preesistenti nella politica estera.
La presidente italiana Giorgia Meloni si è schierata con la Casa Bianca, definendo “legittimo” l’intervento di Donald Trump e intrattenendo contatti con l’opposizione venezuelana, tra cui María Corina Machado; il presidente francese Emmanuel Macron evita critiche esplicite alla strategia americana, il cancelliere tedesco Friedrich Merz si mostra scettico sulle ripercussioni legali e di lungo periodo.
Ma in altri Paesi l’attacco viene giudicato una violazione del diritto internazionale e della sovranità nazionale. L’Ue da un lato si mostra favorevole alla svolta democratica in Venezuela, dall’altro frenata da tensioni e divisioni.
