Francoforte, la sede della BCE (ANSA-EPA 2025)
Le scelte della Federal Reserve e della Banca centrale europea (Bce) di mantenere invariati i tassi d’interesse non ha prodotto gli stessi effetti: gli Usa e l’Eurozona si muovono su traiettorie economiche differenti, come evidenziato da Emanuele Rufini su IlSussidiario.net. Negli Usa la crescita del Pil continua a mostrare più solidità, sostenuta da consumi e mercato del lavoro, invece l’inflazione, pur in rallentamento, resta su livelli che impongono prudenza alla Fed, che preferisce quindi aspettare ulteriori segnali prima di procedere con nuovi tagli, evitando il rischio di riaccendere pressioni sui prezzi.
Diverso il quadro nell’Eurozona, dove la crescita economica appare più debole e frammentata tra i Paesi membri: l’inflazione è scesa più rapidamente rispetto agli Usa, ma il rallentamento dell’economia rende la politica monetaria più delicata, perché tassi troppo alti potrebbero comprimere ulteriormente investimenti e domanda interna. La Bce mantiene allora una linea attendista, cercando un equilibrio tra stabilità dei prezzi e sostegno alla crescita.
Pur con decisioni formalmente simili sui tassi, le due sponde dell’Atlantico si trovano in condizioni macroeconomiche diverse: dinamismo Usa da un lato, fragilità europea dall’altro, una differenza che incide sulle prospettive future di politica monetaria e sugli equilibri finanziari.
