Gianni Infantino si congratula con Robert Sanchez al Mondiale per Club (Foto ANSA)
Dopo esattamente quattro anni dall’esclusione della Russia da ogni torneo calcistico occidentale, in queste ore la FIFA – nella persona del suo presidente, Gianni Infantino – ha riaperto alla possibilità (pur ancora teorica e da discutere) di riaccogliere i calciatori russi nei principali campi sportivi mondiali, forse già dai Mondiali che si terranno l’anno prossimo: un’ipotesi che starebbe ventilando, insomma, solo negli uffici della FIFA, ma che ha già creato un vero e proprio caso dopo le dure reazioni da parte di Kiev e Bruxelles.
Procedendo per ordine, è utile ricordare che FIFA – ma non solo – decise di escludere la Russia già dal febbraio del 2022, dopo le primissime fasi della guerra in Ucraina e dal quel momento non avrebbe partecipato (citando solamente i casi più eclatanti) né ai Mondiali del 2022, né agli Europei del 2024: una decisione che secondo Infantino non avrebbe prodotto alcuna conseguenza oltre a quella di creare “odio” tra gli sportivi.
Immediata – appunto – la reazione del Ministro dello Sport di Kiev Matvii Bidnyi che alle parole del direttore della FIFA ha risposto definendolo “irresponsabili e infantile“, ignorando che lo sport è comunque parte di una “realtà ” che in Russia significa “uccisione di donne e bambini”; mentre sulla stessa falsa riga si è posta l’Unione Europea, che – per mezzo del Commissario dello Sport Glenn Micallef – ha ricordato che “lo sport riflette ciò che siamo e che scegliamo di rappresentare“.
