“Triton”, nave da guerra Danimarca in Groenlandia (ANSA-EPA 2026)
Sono giornate con l’agenda piena per il presidente statunitense Donald Trump che – oltre alle trattative in corso a Gaza, in Ucraina e in Iran – nei prossimi giorni incontrerà anche i mediatori danesi per il fascicolo relativo alla Groenlandia: si tratta di uno dei tanti teatri di attrito tra gli USA e il resto del mondo, con il tycoon che fino a qualche settimana fa sembrava intenzionato a conquistare l’isola artica – appellandosi a sedicenti ragioni di sicurezza nazionale – e che dopo Davos parrebbe aver sotterrato l’ascia di guerra.
L’accordo sulla Groenlandia – ha spiegato in queste ore Trump rispondendo alle domande dei giornalisti a bordo del suo Air Force One – si dimostrerà positivo per tutte le parti in gioco e dovrebbe escludere tassativamente l’uso della forza da parte degli Stati Uniti; ma sembra essere stato accolto con occhio critico dal Cremlino, preoccupato per i possibili sviluppi militaristici sull’isola che potrebbero – data la vicinanza – minacciare direttamente la Russia.
Dalle bozze emerse fino a questo momento, infatti, sembra che la Danimarca dovrà accettare la creazione di nuove basi militari USA in Groenlandia, concedendo (perché questo è sempre stato il reale obiettivo di Trump) a Washington buona parte dei diritti minerari dell’isola artica; mentre si chiederà anche ai danesi e agli europei di contribuire alla creazione del sistema missilistico difensivo “golden dome“: proprio questo spaventa la Russia, con Peskov che ha già chiarito che il Cremlino monitorerà da vicino il sistema.
