Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, con Giancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia (Ansa)
La guerra in Medio Oriente sta già incidendo sulle prospettive economiche europee, ma le reazioni delle sue istituzioni sembrano limitate e tardive per Guido Gentili, secondo cui l’Unione europea e la Banca centrale europea stanno offrendo pochi strumenti di aiuto all’economia reale in una fase molto incerta.
Le stime di crescita per l’Italia sono state riviste al ribasso: l’Ocse prevede un Pil allo 0,4% quest’anno, ma il dato potrebbe peggiorare fino alla stagnazione o alla recessione se la crisi dovesse proseguire, e le imprese chiedono interventi urgenti, ma gli spazi di manovra restano ridotti. Nell’intervista a IlSussidiario.net, l’ex direttore del Sole 24 Ore spiega che dal lato della Bce, la priorità resta l’inflazione: le aperture della presidente Christine Lagarde indicano che eventuali mosse saranno orientate più a contenere i prezzi che a favorire la crescita, lasciando quindi scoperta la domanda interna.
Ma anche sul fronte europeo le prospettive non sono incoraggianti: eurobond o interventi straordinari incontrano forti resistenze politiche, soprattutto da parte di Paesi come la Germania; solo un peggioramento drastico dello scenario potrebbe spingere Bruxelles a misure più incisive. L’Italia ha margini molto limitati: interventi come quello temporaneo sulle accise hanno carattere emergenziale, il nodo principale resta il deficit pubblico, perché con i vincoli europei ancora stringenti, il governo non può procedere con manovre espansive senza rischiare nuove procedure di infrazione.
