Proteste Iran anti-USA e Israele (ANSA-EPA 2026)
Nonostante il presente della guerra in Iran resti particolarmente complesso da comprendere in modo veritiero tra proclami di soluzioni pacifiche pressoché raggiunte, smentite e bombe che non smettono di cadere, secondo l’analista Sherif El Sebaie ciò che è chiaro è che nell’area mediorientale si stanno già iniziando a intravedere i primi segnali di quello che sarà il futuro, con due blocchi distinti che si creeranno a seconda di come andrà a finire il conflitto.
Infatti, secondo El Sebaie è innegabile che l’Iran sia “aiutato militarmente ed economicamente” dalla Russia e dalla Cina, con la prima che “fornisca a Teheran le coordinate dei posti da colpire” e la seconda che “offre aiuto sottobanco”, in quella che si può tranquillamente definire “una guerra per procura contro gli Stati Uniti” mossa da due superpotenze che hanno il fine ultime di “contestare il primato” statunitense nel mondo; mentre dall’altro lato non si può neppure negare che i Paesi del Golfo abbiano compreso che Teheran “è un pericolo enorme” e potrebbero finire per “finanziare massicciamente gli Stati Uniti per buttare giù il regime”.
Se gli USA dovessero perdere la guerra in Iran o non dovessero riuscire a “ottenere un risultato tangibile, che non passi per una sconfitta mascherata”, gli esiti per il mondo intero sarebbero tutt’altro che positivi: la Cina, infatti, secondo El Sebaie potrebbe sentirsi incoraggiata ad attuare “l’occupazione di Taiwan” con il sostegno di Teheran; mentre il regime degli ayatollah, disperatamente bisognoso di “risorse per la ricostruzione”, finirà per “dipendere da cinesi e russi”.
